Blu come Futurismo

A Pisa una grande mostra sul movimento che rivoluzionò l'arte e la cultura ai primi del '900.

Più di cento opere dei maestri futuristi che provano come i più grandi fra gli artisti di quel movimento seppero rimanere fedeli alle riflessioni teoriche enunciate nei manifesti, traducendole in immagini dirompenti, innovative e straordinariamente felici sul piano artistico. I picchi più significativi di questo straordinario movimento artistico si ritrovano, eccezionalmente, l’uno accanto all’altro nella mostra ‘Futurismo’ organizzata da Fondazione Palazzo Blu insieme con MondoMostre e curata da Ada Masoero.

Il 20 febbraio 1909 usciva con un clamore internazionale su “Le Figaro”, a Parigi, il Manifesto di fondazione del futurismo, stilato da Filippo Tommaso Marinetti, poeta, letterato e geniale comunicatore. Con quello scritto programmatico Marinetti inaugurava una modalità di comunicazione dirompente e inedita per la cultura, utilizzata sino ad allora solo nella propaganda politica o nella nascente pubblicità, perché, come scrisse, «gli articoli, le poesie e le polemiche non bastano più. Bisogna assolutamente cambiare metodo, scendere in strada, prendere d’assalto i teatri e introdurre il pugno nella lotta artistica». Strumento di comunicazione “rumoroso” e popolare, il manifesto, diffuso con volantini stampati talora in centinaia di migliaia di copie, declamato nelle battagliere e frequentatissime “serate futuriste”, o pubblicato su organi d’informazione non specialistici, destinati a un pubblico vasto ed eterogeneo, rappresentava un’assoluta novità e una specificità del futurismo rispetto alle altre avanguardie europee del tempo.

Ogni opera del percorso è stata scelta, oltre che per la sua qualità, per l’aderenza ai punti teorici fondativi del movimento. E dei numerosi artisti visivi che, nel tempo, si unirono al futurismo, sono stati deliberatamente inseriti i soli firmatari dei manifesti presi in esame: con l’inevitabile conseguenza di esclusioni talora dolorose, che tuttavia hanno garantito il sempre alto livello qualitativo delle opere esposte. Due sole le eccezioni: una in apertura, con il ritratto di Marinetti di Rougena Zatkovà, forse il più fedele al vulcanico temperamento del fondatore, e una in chiusura, con Prima che si apra il paracadute, 1939, l’opera di Tullio Crali. In mostra anche i divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini.

BLU | Palazzo d’arte e cultura - Lungarno Gambacorti, 9 – 050 2204650 - lun-ven 10-19; sab-dom e fest 10-20 – 12 euro, rid 10 - futurismopisa.it - fino al 9 Febbraio

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mercoledì 06 novembre 2019

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