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Il Vino, la Salute e una Regina Ribelle

E' stato un interessante weekend quello con la REGINA RIBELLE, sabato 3 e domenica 4 giugno al VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO WINE FEST, l’evento voluto e ideato dal Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano.

Pubblico numeroso e interessato per assaggiare questo grande vino bianco di Toscana – “la Regina Bianca in una terra di vini rossi”- in tutte le sue numerose sfumature, presentato ai banchi di degustazione con oltre 100 etichette per oltre 2000 calici versati. Più la cena di gala a cura dello chef stellato Vito Mollica, con 130 ospiti istituzionali del Consorzio, riuniti per l’occasione nel suggestivo chiostro di Sant’Agostino; e l’aperitivo e after dinner alla Rocca di Montestaffoli.


“Siamo molto soddisfatti che questa prima edizione abbia ricevuto tanto successo e interessamento per la nostra denominazione – commenta Irina Strozzi, presidente del Consorzio -  Il vino è questo: è cultura, è arte in tutte le sue forme, è conoscenza, è condivisione e comunità. Ma anche rispetto ed educazione, che abbiamo ritrovato nelle tante persone convenute a San Gimignano. E a tutti coloro che non hanno potuto essere con noi, dico: veniteci a trovare a San Gimignano nel corso dell’anno, per conoscere la nostra Regina Bianca. Unica, nobile, ribelle”.

Momento clou dell’evento il convegno d’apertura “L’Amor che de la vite cola”, alla presenza delle autorità cittadine e regionali, della stampa di settore nazionale, con relatori di prestigio, sul tema attualissimo della sostenibilità e del rapporto vino-salute.

Report del Convegno “L'Amor che de la vite cola”
San Gimignano, 03 Giugno 2013 ore 16:30


San Gimignano e la sua Vernaccia sono l’esempio di un legame indissolubile tra un vino e il suo territorio di produzione che ha reso questo connubio famoso nei secoli, sin dai tempi di Dante Alighieri. Come sappiamo, quella della Vernaccia di San Gimignano è stata la prima DOC bianca d’Italia a essere ufficialmente riconosciuta, e il suo Consorzio ha superato i primi 50 anni dalla fondazione.

PILLOLE DI STORIA
Eppure, il vino italiano moderno ha una storia ben più breve, che molti fanno risalire a un evento che ha visto il vino in relazione, drammatica, con la salute: lo scandalo del Metanolo del 1985-86. Quell’evento, come rovescio della medaglia, ha poi spinto molti produttori vitivinicoli di tutte le regioni italiane a indirizzare la produzione verso la salubrità del vino attraverso una ricerca della qualità, che nei primi anni si è compiuta prima in cantina e solo più recentemente, all’inizio del nuovo Millennio, si è diffusa progressivamente anche nella cura dei vigneti.
Ma un altro evento che lo lega alla salute ha avuto un effetto dirompente sul successo internazionale del vino e sulla sua percezione tra i consumatori: il c.d. Paradosso Francese. All’inizio degli anni ’90 una trasmissione tv americana ha presentato gli esiti di una ricerca secondo la quale in Francia, nonostante il relativamente alto consumo di alimenti ricchi in acidi grassi saturi, l'incidenza di mortalità per malattie cardiovascolari fosse relativamente inferiore rispetto ad altri Paesi dieteticamente comparabili quali gli USA. Dopo il pubblico americano ha aumentato sensibilmente i consumi di vino rosso, spingendo zone vinicole  come Napa Valley e Bordeaux a espiantare vitigni bianchi a favore dei vari Cabernet e Merlot. L’onda lunga del “vino rosso = salute” è poi giunta in Scandinavia e in Russia (favorita dalle diverse politiche pubbliche di riduzione della quantità di alcol proveniente da distillati vari), in Asia e in Cina in particolare.
Più recentemente, vini biologici, biodinamici e c.d. naturali hanno seguito il trend positivo guidato dal cibo, affermandosi soprattutto presso alcuni segmenti di consumatori più giovani, più attenti alle credenziali ecologiche di ciò che mangiano e bevono.

VINO & SALUTE, UN LEGAME INCRINATO?
Ma se per almeno 30 anni il binomio vino-salubrità era portatore di valori positivi
, che influenzavano i consumi, i mercati, la percezione del vino stesso, in questi anni di assestamento dopo una Pandemia che ha messo a nudo la nostra fragilità di fronte a malattie e salute, questo legame sembra essersi incrinato. Diverse analisi di mercato internazionali evidenziano come il grado alcolico, le calorie, la tendenza dei segmenti più giovani verso la moderazione del consumo di alcolici, in un contesto dove sta parallelamente aumentando l’offerta di bevande alternative al vino, sono tra i fattori di scelta più in crescita.

COME AFFRONTARE UNA VULGATA NEGATIVA
Possiamo quindi riportare il vino all’attenzione dei consumatori con messaggi che abbiano fondamenti scientifici e culturali tali da rassicurare e invogliare a un consumo moderato e consapevole? E come si può legare praticamente la salubrità di un vino al territorio e al lavoro delle tante aziende che fanno una viticoltura orientata ad una vera sostenibilità?
Questo l’obiettivo ambizioso che il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano si è posto con l’organizzazione del convegno.
Il prof. Fulvio Ursini dell’Università di Padova si è assunto il compito di fare un po’ di chiarezza su assunzione di alcol, quantità e malattie. Ha portato molti risultati di ricerche pluriennali che dimostrano come quello che potrebbe sembrare un paradosso, in realtà ha un assodato fondamento scientifico: un'assunzione moderata di alcol è protettiva e, addirittura, basse dosi di alcol possono essere più protettive anche rispetto all'astensione.
Tesi confermata dal prof. Giovanni de Gaetano. Medico, ricercatore, epidemiologo, che ha pubblicato, dagli Anni 90, un centinaio di lavori scientifici su vino/alcol e salute/malattie. Sono evidenti i benefici del consumo di vino in moderazione negli studi compiuti su diverse popolazioni. In particolare, è stata smentita la notizia che vi fosse una relazione diretta, lineare, tra consumo di alcol, anche minimo e rischio tumorale. La c.d. “curva a J” che emerge dagli studi di popolazione dimostra come 1 o 2 unità di vino al giorno non abbiano statisticamente relazione con i tumori ma, anzi, tra chi ha un consumo moderato durante i pasti, così da associare il vino al cibo e alla sua digestione, vi sia invece un’incidenza molto minore.
Il prof. Fulvio Mattivi, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, (TN), ha poi presentato lo stato dell’arte sui biomarcatori del consumo moderato di vino, ossia quei composti che caratterizzano il vino rispetto ad altre bevande alcoliche e i loro effetti sul nostro organismo.
Se la salute dei consumatori di vino viene sempre più associata a concetti quali il biologico, il rispetto dell’ambiente o la sostenibilità, la sostenibilità è qualcosa che va oltre il produrre un vino salubre per chi lo beve e chi lo produce. Coinvolge infatti anche la salute delle aziende e dei loro rapporti sociali. Ma per avere successo ed essere riconosciuta da qualsiasi portatore di interesse, la sostenibilità richiede modelli, processi di lavoro e marchi credibili.
Michele Manelli, Vice-Presidente Equalitas, ha quindi tracciato il percorso che ha seguito Equalitas per diventare un riferimento per centinaia di aziende vinicole in Italia, rappresentando ormai oltre il 20% della produzione nazionale.
Infine, l’agronomo Giovanni Bigot, titolare della società Perleuve di Cormons (GO), ha collegato la salute dei vigneti alla qualità e alla vocazione di un territorio. Se, come SlowFood ci ha insegnato che “Buono, giusto e pulito” dovrebbero essere i valori alla base di una produzione che rispetti ed esalti i territori vinicoli. è indispensabile l’etica ma anche la conoscenza, a iniziare dal riconoscere quale vocazione hanno i diversi territori nella produzione del vino.




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