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Porrettana Express

Tre domeniche per esplorare natura, piccoli borghi e i segreti della Seconda Guerra Mondiale, tra ex fabbriche di munizioni, tunnel e rifugi, ma anche fauna selvatica ed enogastronomia.

Domenica 3, 17 e 31 ottobre si parte, a bordo di meravigliosi treni d’epoca e su una delle vie ferrate più antiche d’Italia, per un viaggio di conoscenza e piacere. Ogni viaggio ha un tema diverso con tappe differenti lungo i binari partendo dal Deposito dei Rotabili Storici di Pistoia, altro luogo ricco di fascino, visitabile prima del fischio del treno. 

Domenica 3 ottobre si percorre l’intera tratta, da Pistoia a Porretta Terme alla scoperta di uno dei più amati frutti della stagione autunnale, la castagna, nei “Castagneti parlanti” di Granaglione. Immancabile una degustazione a tema. 


Domenica 17 ottobre itinerario del ferro dell'Associazione Ecomuseo della Montagna Pistoiese con visita ai poli museali dell’antica Ferriera a Maresca (già attiva nel 1388) ed il Museo del Ferro e Giardino dell’Energia Rinnovabile a Pontepetri tra documenti, attrezzi e utensili.

Domenica 31 ottobre il viaggio ripercorre la storia della zona montana pistoiese durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale con visite guidate al museo e ai rifugi sotterranei della SMI.

Deposito dei Rotabili Storici di Pistoia - dalle 8.15 si visita il Deposito, alle 10 partenza, rientro alla Stazione di Pistoia alle 17.50 – info e prenot. www.porrettanaexpress.it

Foliage in Toscana

Con l’arrivo dell’autunno la natura ci riserva uno spettacolo unico: il foliage. Un termine che indica il mutamento del colore delle foglie degli alberi dal verde al giallo e con gradazioni del rosso, rame e arancione. Un fenomeno di rara bellezza, già seguitissimo in Canada e negli Stati Uniti, e apprezzato negli ultimi anni anche in Italia.
La Toscana con i suoi 1.086.000 ettari di bosco (il 47% del suo territorio) si colloca ai primi posti della classifica delle regioni con maggior superficie boschiva in Italia; un dato stupefacente in grado di regalarci le giuste occasioni per immergerci nella natura e passeggiare tra profumi e colori caldissimi.
Dal Monte Amiata al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dalla Garfagnana ai borghi immersi nella natura, scopriamo insieme i luoghi più emblematici e affascinanti dove ammirare il foliage in Toscana. E se durante la vostra passeggiata nei boschi vi viene un certo languorino segnaliamo anche le soste mangerecce per assaporare i sapori del territorio, rigorosamente di stagione.


Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
È una delle aree naturali più incontaminate e colorate d’Europa; vera oasi di biodiversità animale e vegetale, perfetta per ammirare il foliage passeggiando tra i boschi. Al suo interno sono state individuate 40 specie di alberi diversi. Un record di varietà possibile soltanto nelle foreste del nord America. All’ombra di faggi, tigli selvatici, olmi, aceri e frassini si snodano moltissimi percorsi affascinanti.

Percorso verso la vetta del Monte Penna
Tra gli itinerari più suggestivi per ammirare il foliage, vi è quello che attraversa il Passo dei Fangacci, lungo la via che da Badia Prataglia porta all’Eremo di Camaldoli, fino a raggiungere la cima del Monte Penna. E arrivarci è più semplice di quanto si pensi. Dopo aver lasciato l’auto nel piazzale, al principio del Passo Fangacci, prendete il sentiero n. 227 verso La Lama. Dopo una breve discesa, seguite il sentiero verso l'Aia di Guerrino. Successivamente deviate per il sentiero n. 225, leggermente in salita, e immersi nelle foreste casentinesi arriverete sulla vetta del Monte Penna. La cima regala una vista a 360 gradi sull’immensa distesa di chiome colorate che caratterizzano la Foresta della Lama. Il silenzio ed i colori sgargianti avvolgono lo spettatore in un paesaggio che vale la pena vedere almeno una volta nella vita. Il ritorno si svolge sullo stesso sentiero dell’andata, tornando verso il Passo Fangacci tramite la strada sterrata.

Percorso nel Bosco delle Fate e Santuario della Verna
Un itinerario dall’atmosfera suggestiva e ricca di spiritualità, ideale per una giornata nella natura. Nel cuore del culto Francescano, a pochi chilometri da Chiusi della Verna, si trova il Santuario francescano della Verna sul Monte Penna, famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi aveva ricevuto le stigmate il 14 settembre 1224.
Il sentiero è ad anello e dura circa tre ore, perfetto per ammirare i colori caldi del bosco circostante e avvolgersi di quiete e silenzio. Cominciate il percorso da Chiusi della Verna seguendo inizialmente il sentiero n. 50 e poi deviando verso il n. 51. Dopo pochi passi, entrerete nel Bosco delle Fate tra monumentali faggi, aceri e abeti profumati.
Proseguite fino alla Cappellina e raggiungete il famoso Santuario della Verna e, poco più avanti, il Balcone del Diavolo, una terrazza affacciata sullo strapiombo della Verna.
Un luogo unico dotato di un’energia incredibile, assolutamente da non perdere in autunno.
Per chi vuole proseguire fino alla cima del Monte Penna, può seguire il sentiero n. 51; altrimenti si torna al percorso ad anello per ricongiungersi all’inizio del sentiero.

Sosta mangereccia
Il ristorante Bar La Melosa è immerso nella foresta casentinese a pochi metri dal Santuario Francescano La Verna. A conduzione familiare, La Melosa offre cucina casalinga con cacciagione e grigliate alla brace. Non mancano primi piatti gustosi, tipici toscani. Ottimo per una sosta in posizione privilegiata.
La Melosa, Loc la Verna - 52010 Chiusi della verna (AR). Tel. 0575/599238 -apertura stagionale da aprile a novembre.

In Garfagnana
La Garfagnana, racchiusa tra le Alpi Apuane e l'Appennino Tosco-Emiliano e solcata dal fiume Serchio, è una zona affascinante fatta di boschi, piccoli borghi antichi e scenari carichi di suggestioni. Qui la natura è dominante e incontrastata, con foreste incontaminate e vette che superano i 2000 metri. Il luogo perfetto per ammirare il ciclo autunnale della natura e riscoprire se stessi.



Percorso verso la Fortezza delle Verrucole
È senza dubbio il punto più panoramico della Garfagnana dove ammirare il foliage. La Fortezza delle Verrucole, nel comune di San Romano, in provincia di Lucca, è un’antica fortificazione medievale arroccata sulla cima del monte soprastante. Arrivarci è molto semplice: basta seguire le indicazioni che dal paesino Verrucole portano al castello. Una volta in cima, la vista sulle Alpi Apuane dalle sfumature calde e variopinte è mozzafiato. Per coloro che desiderano visitare la Fortezza vi è una buona notizia: da qualche anno, dopo una grande opera di ristrutturazione da parte del progetto Archeopark, è possibile scoprire gli ambienti interni, tipici del XIII° secolo, con guide e saltuariamente attività interattive. Dentro la Fortezza vi è anche un punto di ristoro che propone taglieri di salumi e piatti tipici garfagnini con una vista d’eccezione.
Fortezza delle Verrucole Archeopark
Prenotazione obbligatoria al num. 3792415958 (9.00-19.00). Aperto in ottobre, ven-dom 10-19. Chiuso nel mese di novembre. Biglietti: 5 euro, bambini 6-13 anni e over 65 3 euro, bambini sotto i 6 anni gratis.

Verso Isola Santa
Per chi cerca un luogo di pace e silenzio, immerso tra le chiome di castagni, consigliamo di visitare il borgo di Isola Santa, nel cuore delle Alpi Apuane, nel comune di Careggine. Situato sulla sponda di un lago artificiale, circondato da montagne e boschi millenari, Isola Santa rapisce il visitatore trasportandolo in un’atmosfera senza tempo. Lasciatevi incantare dai colori dell’autunno, dal giallo all’ocra, dal rosso al marrone, che si riflettono nell’acqua del lago. Vi sembrerà di essere stati catapultati in un dipinto.

Sosta Mangereccia
La Bottega del Fattore 2 è l’osteria ideale per assaporare una cucina toscana genuina, fatta di tradizione e semplicità, accompagnata da ottimo vino. Tutti i piatti sono preparati con ingredienti stagionali. Ambiente famigliare e accoglienza calorosa vi faranno sentire a casa.
La Bottega del Fattore 2, Via Francesco Azzi, 1A, 55032 Castelnuovo di Garfagnana LU. tel. 0583 62179

A Orsigna, il borgo di Terzani
Tra alberi secolari, faggi e abeti, sorge il piccolo borgo di Orsigna, nel cuore dell’Appennino Pistoiese. Immerso in una rigogliosa vallata e attraversato dall’omonimo torrente, questo pittoresco borgo offre scenari da cartolina, perfetti per ammirare i colori caldi del foliage. Una bellezza dal sapore antico quella di Orsigna, che aveva conquistato anche il cuore del giornalista Tiziano Terzani che, proprio qui, decise di trascorrere l’ultimo periodo della sua vita. Il borgo è composto da una manciata di case e da due mulini, di cui uno ancora in funzione, dove un tempo si macinavano le castagne.
Per una passeggiata suggestiva vi consigliamo di raggiungere il Bosco di Terzani. La partenza del sentiero parte dal Molino di Giamba e segue il Sentiero Cai n. 5, ovvero l’antica strada medievale che i mercanti percorrevano per valicare l’Appennino. Dopo circa 40 minuti, si raggiunge Case Moretti per poi proseguire su strada asfaltata fino alla frazione di Case Cucciani. Proprio qui prende vita il Sentiero di Tiziano, completamente immerso nel bosco. Il sentiero, punteggiato da cartelli con citazioni del giornalista, porta al famoso Albero con gli Occhi, dove ciascun visitatore può lasciare un pensiero. Nei fitti boschi di Orsigna troverete pace e silenzio, profumi e colori magnifici. Un’atmosfera quasi mistica vi rimarrà addosso fino al rientro a casa.

Sosta mangereccia
Il ristorante Molino di Berto è all’interno dell’omonimo mulino, un tempo in funzione. Con una vista panoramica suggestiva, propone cucina tradizionale toscana genuina e curata. Tra i piatti consigliati tagliatelle di castagne al ragù, speck ed erba cipollina, il maiale in crosta e l’agnello al forno. Da provare anche le torte fatte in casa.
Ristorante Molino di Berto, Via di Paoluccio, 2, Orsigna PT. Consigliata la prenotazione. Tel. 0573 490101



Sul Monte Amiata
È un gruppo montuoso di origine vulcanica ed è coperto interamente di fitta vegetazione. Il Monte Amiata, compreso tra le provincie di Grosseto e Siena, regala alcuni degli scenari più belli di foliage toscano. Proprio qui è presente la faggeta più grande d’Europa, così come boschi ricchi di castagneti millenari da cui nasce la famosa castagna IGP del Monte Amiata. Sono moltissimi i sentieri di trekking e le escursioni che salgono fino alla cima del Monte, a 1738 metri di quota.
Se volete trascorrere una giornata più tranquilla e ugualmente a stretto contatto con la natura, vi consigliamo di entrare nel Parco Faunistico del Monte Amiata, ad Arcidosso, all’interno della Riserva naturale del Monte Labbro. Il Parco con i suoi 120 ettari di natura incontaminata è perfetto per una giornata in famiglia passeggiando per sentieri, alla ricerca dei tanti animali che qui possono vivere liberi nel loro ambiente naturale. Se sarete fortunati potrete imbattervi in cavalli, cervi, daini, caprioli e mufloni, solo per citarne alcuni. All’interno un percorso di trekking di circa tre ore per arrivare alla vetta del Monte Labbro da cui si può ammirare una vista spettacolare su tutta la vallata.

Sosta mangereccia
La Taverna delle Logge è un locale intimo ed accogliente dove assaporare la tipica cucina toscana con un twist in più. Da provare la pasta fatta in casa e le carni locali, cucinate secondo la tradizione locale. La location suggestiva sotto le logge fa il resto.
La taverna delle logge, Via della Penna, 1, 58033 Castel del Piano GR. tel. 342 065 1966

Carlotta Martelli Calvelli

Il Tartufo Bianco di San Miniato fa 50!

Da sabato 13 fino a domenica 28, ogni weekend, a San Miniato va in scena la 50esima edizione della Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco.

Tra le novità di quest’anno ci sono i sette spazi dove poter gustare il tartufo ma non solo, con eccellenze da tutt’Italia: Piazza Dante, Corso Garibaldi, Piazza del Popolo, Loggiati di San Domenico, Loggetta del Fondo, Piazza della Repubblica e Piazza Duomo.
Andiamo con ordine: in Piazza Dante gli stand del Mercatale, di Slow Food e delle Associazioni del Gusto, in Corso Garibaldi lo street food, in Piazza del Popolo i prodotti enogastronomici provenienti da tutta Italia, ai Loggiati di San Domenico ecco “La Via dei Sapori”, alla Loggetta del Fondo l’Infopoint della Mostra con i ragazzi dell’I.T. Cattaneo e l’associazione “La Sciabola sul collo”, in Piazza della Repubblica prodotti toscani e non solo, oltre alla presenza di Unicoop e in Piazza Duomo Tartufi e Sapori e Il tartufo bianco, il vino e l’olio di San Miniato.
Gli spazi espositivi aprono alle 10 in tutti i tre weekend.

Spazio anche per mostre, convegni e visite nell’ecosistema nel quale il tartufo nasce, oltre al tour alla scoperta della storia del tartufo, sia a piedi che in mountain bike. Presenti anche numerosi punti di ristoro: in piazza Dante, grazie a Le Fornaci, La Ruga e Us Balconevisi, in via Conti 40 col Gruppo Fratres, all’antico refettorio Ss. Annunziata (via Carducci 44), lo Chalet del Movimento Shalom ai giardini Bucalossi, al Ristorante del Tartufo al Circolo Cheli (via Guicciardini) e poi al Conservatorio di Santa Chiara. 

PROGRAMMA


Sabato 13 novembre
Inaugurazione con una serie di iniziative che prendono il via alle 10 con la presentazione degli Ambasciatori del tartufo nel mondo, quattro donne simbolo dell’eccellenza: la professoressa Alessandra Petrucci (rettrice dell’Università di Firenze), Barbara Nappini presidente di Slow Food Italia, Antonella Brancadoro direttrice dell’Associazione nazionale Città del Tartufo, Cristiana Cella responsabile Cisda per i diritti delle donne afghane.
Alle 11 corteo storico per le vie della città, mentre alle 11.30 taglio del nastro, come di consueto, in piazza Duomo, cuore pulsante della Mostra.
Dalle 15 alle 19.30 primo appuntamento con l’Officina del Tartufo con interventi della presidente Brancadoro e l’esibizione delle due chef Raffaella Cecchelli e Shamira Gatta.

Domenica 14 novembre
Alle 10
, importante incontro dal titolo Le donne e le nuove frontiere della scienza al quale intervengono Sabina Nuti rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Manuela Roncella direttrice del centro senologico dell’Aoup e membro del Consiglio Superiore di Sanità. Entrambe vengono insignite dell’onorificenza di Ambasciatrici del tartufo nel mondo.
Alle 17.30 nella Sala del consiglio comunale viene assegnato il primo premio San Miniato Città della Cultura e del Buon Vivere al vescovo di San Miniato monsignor Andrea Migliavacca, al presidente della Fondazione CRSM Antonio Guicciardini Salini e al direttore generale di Crédit Agricole Massimo Cerbai. Un premio speciale alla memoria è destinato anche a Dino Arzilli, chef del Ristorante Genovini.

Sabato 20 novembre
Alle 10, a Palazzo Grifoni, viene discusso il ruolo della Farmacia quale presidio sanitario di prossimità.
Alle 15 la Filarmonica Del Bravo sfila per le vie cittadine, sempre alle 15, all’Officina del tartufo di scena il talk show con Vieri Boncinelli sul tema “Cibo ed Eros”, mentre dalle 16 cooking show a quattro mani a cura dell’associazione Cuochi pisani.
A seguire due presentazioni di libri alla Biblioteca comunale “Luzi”: alle 17 Walter Mangini presenta “La terapia celata” e alle 18 Chiara Gozzini presenta “I supereroi sono tra noi”.

Domenica 21 novembre
Alle 9.30 a Palazzo Grifoni, le associazioni Frida, Fidapa e Soropthimist insieme all’assessore alle pari opportunità Elisa Montanelli discutono dell’essere donna oggi, tra difficoltà e conquiste.
Alle 12, ancora a Palazzo Grifoni, la dottoressa Cristiana Cella viene intervistata dalla giornalista Francesca Pinochi sul tema della Resistenza delle donne in Afghanistan.
Alle 15 all’Officina del tartufo talk show con Ilario Luperini sul tema Il cibo nell’arte e, a seguire, cooking show con la chef Maria Luisa Rovari che, alle 17.30, riceve il Premio Renato Tozzi, al quale intervengono il sindaco Simone Giglioli, il presidente della Fondazione San Miniato Promozione Marzio Gabbanini e un familiare di Renato Tozzi.

Sabato 27 novembre
Alle 11.30 all’Officina del tartufo,  presentazione del libro di Roberto Ippolito Delitto Neruda e nel pomeriggio cooking show a cura dell’associazione Cuochi pisani.
Alle 17.30 a Palazzo Grifoni incontro sul tema Le donne e la cybersecurity, l’innovazione tecnologica pensata dalle donne dove intervengono Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale della Toscana, Rita Forsi, già direttrice dell’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione.

Domenica 28 novembre
Alle 10, all’Officina del tartufo l’ingegnere Virginia Mamone parla dei “Dispositivi di realtà aumentata in supporto alla chirurgia”.
Dalle 15, cooking show con il tartufo bianco e il vino di San Miniato.
Alle 18 A conclusione della kermesse ci sono le consuete premiazioni per i tartufi più grandi (e non solo).

In ognuno dei sei giorni chef stellati ospitano cooking show e per l’ingresso è obbligatorio esibire il green pass, così come per le conferenze e l’accesso ai ristoranti. Tutte le ricette preparate interpretano il tartufo bianco di San Miniato e sono servite accompagnate da un calice di vino dell’associazione Vignaioli Sanminiatesi.

Info 0571 42745

San Giovanni d’Asso, la regina delle Crete

Nei weekend di sabato 13 e domenica 14 e sabato 20 e domenica 21 novembre, va in scena la trentacinquesima edizione della Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi. Una festa ricca di proposte, dallo “Square Food”, stand gastronomici delle eccellenze locali dove pranzare e cenare a km 0, alla “Cerca del tartufo” insieme ai tartufai senesi e i loro cani. Per chi vuole vivere esperienze di un’altra epoca, c’è un antico treno a vapore che, partendo da Grosseto e da Siena, porta attraverso una ferrovia non più in servizio fino al Castello di San Giovanni. E’ il famoso “Treno Natura” per scoprire paesaggi inconsueti della campagna senese.
Protagonisti insieme al cosiddetto “Diamante bianco”, ci sono formaggi pecorini a latte crudo, insaccati, carni di Chianina e Cinta Senese, olio extravergine di grande qualità, il vino della Doc Orcia e, dopo la fusione con Montalcino, anche sua maestà il Brunello.

Non mancano visite ad aziende agricole, al Museo del Tartufo, cantine, frantoi e caseifici, trekking fra boschi e campagne passando per il parco archeologico di Pava, stand gastronomici e una rete di ristoranti specializzati che propongono piatti e menù dove protagonista è il Diamante Bianco accompagnato da tutti i prodotti tipici locali. Sul sito e sulla pagina Fb tutte le info e il programma completo della manifestazione.


Il borgo di San Giovanni d’Asso è raccolto ma grazioso. A balzare subito all’occhio è il suo Castello medievale, imponente e suggestivo, i cui sotterranei trecenteschi ospitano oggi il Museo e centro didattico del Tartufo Bianco e delle erbe spontanee. Si tratta del primo museo italiano dedicato al tartufo. Imperdibile!

Piazza Antonio Gramsci, 1, 53020 San Giovanni d’Asso, tel. 0577 803268 - Aperto solo ven-sab-dom, 10:30-18:30 - www.tartufodisangiovannidasso.it

Livorno: Destinazione… Vino!

Nasce un progetto innovativo nel panorama dell’enoturismo per valorizzare il legame indissolubile tra vino e territorio. Le Destinazioni del Vino Italiane sono una sorta di giro d’Italia unico, in territori straordinari come le 5 Terre, Bolgheri, Suvereto, il Chianti, Montepulciano, la Maremma, il Chianti Classico, Il Sannio, l’irpinia, i Colli Orientali del Friuli, la Valpolicella, la Valtellina e molte altri.

L’evento, che si rivolge ad un pubblico selezionato di operatori del settore, enoturisti, amanti della sostenibilità e della natura, comunicatori e operatori della stampa specializzata, è caratterizzato da molteplici focus, in collaborazione con i protagonisti dell’Enoturismo Italiano come Il Movimento Turismo del Vino Italia, l’Ass. Nazionale Le Donne del Vino, l’Ass. Nazionale Città del Vino, l’Ass. Nazionale Travel Blogger, Banca del Vino, Vetrina Toscana, l’Associazione Dimore Storiche Italiane Sez. Toscana, l’Ass. Nazionale Borghi più Belli d’Italia.

Importante la collaborazione con ASET, l’Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana che partecipa ai diversi incontri. Ogni azienda presente è chiamata a proporre oltre ai vini, anche nuove idee relative alle attività di visita e degustazione.

La manifestazione è promossa dalla Scuola Europea Sommelier di Livorno con molte collaborazioni.

www.winedestinations.it | info@eurosommelierlivorno.it

Medioevo in Festa a Malmantile

Incantevoli dame, prodi cavalieri, musici, saltimbanchi, coraggiosi arcieri ci aspettano nel ridente borgo toscano. Un’occasione unica per calarsi nella vita di un’epoca tanto lontana quanto affascinante. Nei fine settimana della Festa Medioevale si ammirano mestieranti a lavoro, veri e propri duelli a colpi di spada, ci si divertire al “buttalo in botte”, si ascoltano le fantastiche storie narrate da erranti cantastorie. Passeggiando per il borgo, ci si imbatte nel corteo storico, si rimane affascinati dai falconieri, e si incrocia lo sguardo buffo di qualche giullare, il tutto rallegrato da musici itineranti. Tutti i pomeriggi spazio dedicato ai più piccoli con attività e divertimenti di ogni genere. Presso l’Hosteria o i “ristori” siamo accolti da incantevoli dame per gustare un piatto tipico o un veloce spuntino.


Una Festa, giunta alla XXVII edizione, che richiama ogni anno migliaia di visitatori da ben oltre i confini della Toscana; un paese - quello di Malmantile - che ogni anno si mette in moto impegnandosi nella preparazione delle varie attività. Tutti i figuranti, gli ideatori, gli organizzatori sono volontari della locale Misericordia e il ricavato della Festa viene interamente destinato al potenziamento dei servizi dell’Associazione.

XXVI Festa Medioevale Malmantile – sab 28 e mar 3 e gio 4 giugno dalle 19 – dom 29 e gio 2 e ven 5 giugno dalle 16 - www.festamedioevalemalmantile.it

SPECIALE: TOSCANA INSOLITA & SEGRETA

Il suo nome è antichissimo e deriva da “Etruria”, parola utilizzata dai Latini per definire la terra abitata degli Etruschi. Con il tempo, cambiò in “Tuscia” e successivamente in “Toscana”.
Una regione ricca di tesori nascosti, aneddoti e leggende tutte da scoprire. Dal perché il pane toscano è senza sale alla storia della Berta, dal labirinto circolare sulla Cattedrale di Lucca alle mani mummificate a San Galgano.

di Carlotta Martelli Calvelli

L’orologio solare gigante di Pienza

C’è una curiosità davvero particolare che contraddistingue la piazza principale di Pienza. A scoprirla per primo fu il professor Jan Pieper dell’Università di Aquisgrana e Berlino, dopo lunghi e appassionati studi in loco. Il professor Pieper, esperto di architettura calendaristica, scoprì che ogni edificio della piazza, compresa la sua Cattedrale, segue delle regole precise d’orientamento e di costruzione. L’orientamento astronomico del complesso monumentale fa sì che in due momenti all’anno, ovvero 10-11 giorni dopo l’equinozio primaverile e 10-11 giorni prima di quello autunnale, in due momenti della giornata, l’ombra della Cattedrale si allinei perfettamente con i riquadri laterali della piazza, toccando tutti i rettangoli in maniera simmetrica. Fu volontà di Papa Pio II che il complesso monumentale seguisse l’orientamento astronomico, in modo che due volte l’anno vi fosse la prova tangibile dell’incontro di cielo e terra.
Cover foto dal sito cinellicolombini.it

Perche’ il pane toscano e’ senza sale?
Una delle peculiarità più insolite che caratterizzano la cucina toscana è quella del pane senza sale. Il nostro “pane sciocco” lascia basita la maggior parte dei visitatori. Ma che origine ha questa singolare usanza? L’ipotesi più riconosciuta è quella legata ad un aspetto economico. Nel 1100, la rivalità tra Pisa e Firenze era davvero molto accesa. All’epoca la città di Pisa aveva il controllo sul commercio del sale. Quando i pisani decisero di aumentare il prezzo del sale, i fiorentini, in stile tipicamente toscano, cominciarono a preparare il pane senza sale!

La pavimentazione stradale fu inventata a Firenze
Sapevate che la pavimentazione stradale come la conosciamo oggi è stata inventata a Firenze? Nel 1339 la patria di Dante fu la prima città europea a pavimentare le proprie strade, grazie ai generosi finanziamenti dei banchieri fiorentini. L’abbandono dei vecchi percorsi sterrati, privi di qualcun tipo di rivestimento e protezione, ispirò tantissime altre città a seguire questo esempio. Il principale materiale utilizzato per la pavimentazione fu la pietra, anche se fu portata alla luce, con scavi risalenti al 1974, un’elegante pavimentazione in cotto intorno a Piazza della Signoria, luogo in cui nel Trecento si suppone sorgesse un edificio termale di origine romana.

Berta, la donna dal volto pietrificato
Guardando il lato sinistro della facciata della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, all’angolo con via de’Cerretani, è possibile vedere il volto marmoreo di una donna. La leggenda narra che si tratti della Berta. Nel 1327 lo scienziato e umanista Cecco d’Ascoli fu condannato al rogo per le sue idee ritenute eretiche. Fu arso in piazza Santa Croce, e durante il percorso che lo portava al patibolo fu costretto a sfilare per le vie cittadine, passando proprio dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Si dice che proprio qui supplicasse le persone per avere un po’ d’acqua e che una donna, affacciatasi alla finestra, gridasse alla folla di non dargli da bere, perché “Se beve non brucia!”. A quel punto Cecco si rivolse in risposta alla donna e le gridò “E tu di lì il capo non caverai mai”. Fu così che la donna rimase pietrificata all’istante a causa della sua maledizione!

Le mani mummificate del ladro a San Galgano
Sebbene molti pensino che la famosa Spada nella Roccia si trovi in Inghilterra, in realtà è custodita in provincia di Siena. La spada si trova all’interno dell'Eremo di Monte Siepi, nei pressi della bellissima Abbazia di San Galgano, un'enorme chiesa senza tetto, circondata dalla natura. Una curiosità che non tutti conoscono si cela tra le mura della Cappella situata accanto all’Eremo in cui è conservata la spada. Proprio qui sono conservate le mani, oggi mummificate, di un ladro che tentò di rubare la spada nel 1181. Si narra che il ladro, nel tentativo di estrarre l’arma, fu sbranato da un branco di lupi.

Com’e’ nata la finocchiona?
C’è una curiosità molto particolare che riguarda la finocchiona. Si pensa che, nel Medioevo, i norcini toscani per sopperire all’utilizzo troppo caro del pepe, con cui si soleva preparare il salame, pensarono di aggiungere all’impasto del salume tutto ciò che offriva loro la natura, in primis i più economici semi di finocchio. Nasce infatti così la finocchiona, diventando in poco tempo la regina delle tavole toscane, da quelle nobiliari a quelle più popolari. Si racconta che anche Niccolò Machiavelli fosse un grande estimatore di questo salume, tanto da non farlo mai mancare durante i suoi pasti. Il sapore intenso della finocchiona aveva poi uno scopo ancor più subdolo. Si narra infatti che i contadini toscani per mascherare eventuali difetti dei lori vini usassero insaporire la finocchiona con un’aggiunta abbondante di semi di finocchio. Nel Chianti ancora si dice: “Come gli abili parrucchieri sono capaci di far sembrare piacente anche la donna più brutta, così l’aroma della finocchiona è capace di camuffare il sapore anche del più imbevibile vino”.

Il mistero del labirinto di Lucca
Nonostante Lucca sia una cittadina raccolta non manca di sorprese. Una di queste si trova a destra della porta d’ingresso della cattedrale di San Martino. Proprio qui è inciso un labirinto a forma circolare del XII secolo, accompagnato da una scritta in latino. La traduzione recita così “Questo è il labirinto che il cretese Dedalo costruì e dal quale nessuno potè uscire tranne Teseo aiutato, per amore, dal filo di Arianna”.
Perché troviamo un’iscrizione pagana in una chiesa cattolica? Se seguiamo l’idea cristiana, il labirinto rappresenta la capacità dell’uomo di districarsi dalle insidie della vita e raggiungere la salvezza grazie alla fede in Dio, così come il filo di Arianna aiutò Teseo ad uscire dal labirinto e a salvarsi. Secondo un’altra interpretazione, invece, il labirinto di Arianna non presentando in realtà deviazioni o bivi, rappresenta più la condotta che l’uomo deve seguire sulla terra. Infine, secondo un’altra leggenda si narra che i condannati a morte venissero portati di fronte al labirinto di San Martino e, chiunque avesse trovato il giusto percorso al primo tentativo, avrebbe avuto salva la vita.

Alla caccia di Michelangelo, Cellini e Dante
Esistono moltissime leggende intorno ad alcuni dei ritratti più celebri sparsi in giro per Firenze. Uno tra questi è quello legato a Michelangelo. A destra del portone d’ingresso di Palazzo Vecchio troviamo il ritratto di un uomo sulla facciata del palazzo. La leggenda narra che a scolpirlo fu proprio Buonarroti, ma non è certo chi raffiguri. Sebbene alcuni ritengano si tratti di un autoritratto del celebre artista, la tesi più famosa sostiene che il volto rappresenti un uomo che importunava frequentemente il grande Maestro. Michelangelo, per dare prova della sua grande abilità, decise di ritrarre il volto del suo disturbatore con le mani dietro la schiena!
Se desiderate, invece, scovare l’autoritratto del Cellini, dovete spostarvi sotto la Loggia dei Lanzi e guardare bene la scultura Perseo con la testa di Medusa. Lo scultore ha voluto nascondere il suo autoritratto sul retro dell’elmo di Perseo.
Ed infine per incontrare il ritratto del Divino Poeta vi basterà spostarvi in Piazza dei Giuochi, all’incrocio di Via Dante Alighieri con Via Santa Margherita. Poco distante dal pozzo, potrete scovare, inciso su una lastra del pavimento, il ritratto del poeta.

La quercia delle Streghe
Se volete immergervi in una fiaba di altri tempi, potete farlo sulle colline tra il Monte Pisano e Collodi. Proprio qui, in mezzo ad un bosco, si trova la quercia che si pensa abbia ispirato la storia di Pinocchio. Alo 24 metri e con un diametro di quasi 5 metri (per abbracciarlo bisogna essere almeno in cinque persone!), questo albero ha una chioma che raggiunge i 40 metri di diametro, tanto da essere stato riconosciuto come Albero Monumentale d’Italia. Si trova più precisamente a Capannori, in località Gragnano, e si pensa che l’autore fiorentino vi si sia ispirato per la scena finale del 15° capitolo, quando il burattino di legno viene impiccato sulla “Quercia grande”, per mano del Gatto e la Volpe travestiti da banditi. L’ipotesi è credibile, in quanto Collodi era a solito trascorrere da queste parti le sue vacanze estive. Inoltre, si pensa che il Paese dei Balocchi fosse la rappresentazione del Settembre Lucchese, periodo dell’anno durante il quale Lucca si anima con fiere e attività per grandi e piccini.

La Madonna del Puzzo
Torniamo a Firenze, più precisamente in Oltrarno in via Toscanella all’angolo con Borgo San Jacopo. Dentro una nicchia è possibile scorgere la Madonna del Puzzo. Per denunciare il cattivo odore dei cassonetti della via e la maleducazione di certe persone che la usavano come gabinetto a cielo aperto, nel 1984 l’artista Mario Mariotti creò un busto in terracotta rappresentante la Madonna sconcertata dal cattivo odore. La Vergine ha gli occhi al cielo e si tappa il naso, mentre un topolino corre lungo il suo braccio. All’epoca l’atto di protesta funzionò, da lì infatti i bidoni della spazzatura furono rimossi. Oggi la scultura è frequentemente soggetta ad atti di vandalismo, non mancano dunque le continue restaurazioni promosse, in primis, dall’Associazione “Canto ai Quattro Leoni”, fondata da artigiani e associazioni culturali con la missione di valorizzare il quartiere.

Il Sasso di Dante
Concludiamo la nostra carrellata di curiosità toscane con un grande classico. Di fianco al Duomo, in Piazza delle Pallottole, sopra il marciapiede vicino a un portone, si trova un grosso masso con una targhetta che recita i’vero sasso di Dante.
Si narra che Dante Alighieri si fermasse proprio in questo punto, allora uno spiazzo ancora verde, per riposare, pensare ed osservare i lavori di costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Il sasso è legato anche ad un altro aneddoto che vede sempre il Sommo Poeta come protagonista e celebra la sua famosa memoria. Un giorno, mentre era assorto nei suoi pensieri, sempre seduto sul solito sasso, un conoscente gli chiese: “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?" - "l’ovo” – rispose Dante. Dopo un anno, lo stesso conoscente ripassando nello stesso punto e vedendo Dante ancora seduto sul solito masso, si avvicinò nuovamente e gli chiese: “co’ icchè?” - “co i’ sale!” fu la risposta pronta del Poeta.

A Lucignano l’Albero degli Innamorati
“L’albero della vita” di Lucignano è un reliquiario orafo unico al mondo a foggia d’albero. Per realizzarlo a Ugolino da Vieri e Gabriello D’Antonio furono necessari oltre 120 anni di lavoro. Dal fusto dell’albero, alto 2,60 metri, si aprono dodici rami, sei verso destra e sei verso sinistra, con foglie decorate e piccole teche. A simboleggiare il sacrificio sulla croce di Gesù, vi sono dettagli in corallo rosso, rappresentanti i frutti della pianta; mentre sulla sommità è presente un crocifisso e un pellicano ritratto nell’atto di beccarsi il petto per sfamare i suoi piccoli con il proprio sangue. Viene chiamato anche “Albero degli Innamorati” o “dell’amore” perché si pensa che sia un portafortuna per le giovani coppie. Una tappa obbligata per tutti coloro che vogliono celebrare il proprio amore.

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